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| Il Punto: "Soldati di Ventura" |
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| Scritto da Andrea Carmignani |
| Martedì 08 Settembre 2009 17:03 |
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Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Non sono parole mie, ma non me ne vergogno; perché chi le pronunciò era un grande, un grandissimo; un uomo che soffrì le pene dell'infermo, fu infamato, umiliato ma che alla fine riusci a dimostrare la sua innocenza.Come lui, ci terrei a ringraziare qualcuno ed i miei ringraziamenti non possono che andare ad una manica di cialtroni, nessuno escluso, che nell’anno del centenario ci hanno prima umiliato con una retrocessione studiata a tavolino e forse sui banchi della SNAI eppoi han pensato bene di cancellare il Pisacalcio dal panorama calcistico nazionale. A questa gente va tutta la mia gratitudine, dal profondo del cuore; il perché, forse, lo capiranno negli anni a venire. Mi eri riproposto di scrivere solo quando la parola FINE fosse stata posta sulla triste e ingloriosa pagina della scorsa stagione; e la fine non poteva che coincidere con l’inizio di questa nuova avventura; Rimini e Riccione, distanti dieci chilometri nello spazio e cento giorni nel tempo; ultimo punto di speranza per una tifoseria in lenta agonia, primi tre per una che adesso vuol solo guardare avanti, con fiducia e speranza. La Romagna nel nostro destino, nel bene e nel male. Cento giorni di speranze (poche), bugie (tante), personaggi discutibili che si avvicinano, altri che promettono e svaniscono come bolle di sapone; ex presidenti che prima si allontanano mentre la barca affonda eppoi PRETENDONO di subentrare con un cavallo di Troia chiamato PisaSC per tornare su quella barca, rinnovata e ripulita, che loro stessi hanno abbandonato senza nemmeno sentire il dovere morale di avvertirci del perché; piccoli “Fiorani” che scalano l’Antonveneta/Pisa con il Banco di Lodi/sangiulianese; e poi le farse, grottesche, di tentativi di salvataggio quando ormai il destino del Pisa era segnato e per le quali, i tifosi, uniche vittime di questi insulsi teatrini si sentono giustamente presi per i fondelli. E non ultima, fortunatamente, la discesa in campo di Camilli e soci. Tant’è. Oggi abbiamo una società nuova, forte, seria. Da oggi si riparte, guardando avanti, senza troppi rimpianti. La nostra realtà si chiama adesso serie D. Ce ne siamo accorti un po’ tutti dalle buche di un manto erboso indecente che pareva riflettere gli ovvi e comprensibili vuoti sugli spalti lasciati da chi, bontà sua, ha preferito non abbassarsi di categoria; e dai cartelloni pubblicitari sopra la gradinata mestamente scheletrici. Niente più palloni serie B TIM…niente tabelloni elettronici. Niente numeri nominali. Storia di ordinaria depressione; ma non per noi; perché ti ritrovi in mezzo agli amici di sempre che ti parlano di squadra, di giocatori, di mercato, di futuro; eppoi vedi entrare quelle maglie nerazzurre e senti il boato di cinquemila malati che si alza al cielo; i cori di incitamento dell’arena per i novanta minuti, in mezzo alle stesse ansie e paure di sempre; lo stomaco che ti si chiude per l’emozione, tra la voglia di vittoria e la paura di perdere; e arrivi quasi alla fine, esausto, con gli occhi rivolti altrove e senti il tuo vicino che dice “dai ora”.. e subito dopo il tipico rumore della folla che si gonfia di incitamento.. e istintivamente alzi lo sguardo laggiù, verso la Sud, dove un ragazzetto diciannovenne salta un avversario, appoggia al compagno libero in area. E la palla che scuote la rete. Un boato che ti riporta a due anni prima, quando sotto la Nord vivemmo uno dei momenti più belli della nostra storia; un giovanotto di 41 anni che si inginocchia dopo il goal in preda a lacrime di gioia, lui che di goal ne ha segnati a centinaia. E capisci molte cose; una di queste, che non sei normale ad esaltarti per una vittoria al novantesimo contro un’anonima squadra dilettantistica romagnola; ma alla fine, non te ne frega nulla..sei lì con i tuoi fratelli a festeggiare, ad acclamare la squadra sotto la curva; niente di patetico perché è tutto rigorosamente naturale e spontaneo. Poi prendi la macchina e te ne torni a casa… e ripensi al passato, mentre ascolti le interviste, peraltro usufruibili su tre o quattro stazioni differenti; a quando tornavi dopo una vittoria contro il Parma o l’Empoli.. e ti accorgi che nemmeno allora c’erano tutte quelle radio interessate al Pisa. Arrivi a casa e guardi le immagini della serie B; vedi campi vuoti, entusiasmo contenuto ai goal, terreni di gioco appena migliori del prato dell’Arena. E allora se fino a poco prima eri sereno, adesso sei quasi felice, ed un sorriso comincia ad aprirsi sul viso. Perché ciò che una banda di cialtroni mercenari che solo un grande allenatore aveva reso quasi una squadra di calcio ma mai un gruppo di uomini pensavi ti avesse tolto, difatto te lo ha restituito in altra forma. Perché adesso ci è tornata la “fame” di risalire. Perché finalmente capisci che a Pisa non è la categoria che fa il tifoso ma esattamente il contrario. Noi renderemo speciale anche una anonima serie D. Per questo vi ringrazio tutti, uomini di poco spessore morale prima ancor che calcistico; perché mi avete regalato questa consapevolezza; che presto o tardi noi torneremo dove meritiamo e dove ci sarà sempre reso onore; per quello che siamo stati, per quello che siamo. Voi invece sarete e rimarrete solo un brutto pallido ricordo fatto di niente; una pochezza che useremo all’occorrenza come metro di misura per la nostra immensa grandezza.  A.C. |
| Ultimo aggiornamento ( Martedì 08 Settembre 2009 17:55 ) |
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Forza Pisa.
Vamosvamos73
Alla fine, solo alla fine, si alzi un lungo ed incessante applauso.
Grazie a Dio sei pisano, Grazie a Dio sono pisano, Grazie a Dio siamo PISANI.
noi ci siamo,ci siamo sempre stati,ci saremo sempre!orgoglioso di sentrimi parte di questa meravigliosa tifoseria!
FORZA PISA ORA E SEMPRE!
FORZA PISA
Poi andrebbe anche messa su qualche muro verso S.Giuliano, ma meglio soprassedè, l'indifferenza a volte è molto meglio per certi personaggi ;)
VAMOS PISA!