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| Il punto: L'importanza di chiamarsi Pisa |
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| Scritto da Andrea Carmignani |
| Giovedì 21 Maggio 2009 12:24 |
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Tempo fa, quando il Pisa veleggiava a 6 punti dai playoff e 8 dai playout e si approntava alla trasferta di Avellino, mi venne chiesto da un nostro comune amico del portale che cosa ci saremmo dovuti aspettare da questa squadra. Orbene, io che non sono notoriamente un pessimista; che ho sempre davanti il colore delle maglie prima dei nomi dei giocatori, allenatori, dirigenti; che non faccio crociate per DS a torto o ragione mandati via, che tifo solo ed esclusivamente per questa squadra ( e quindi non ho nemmeno il “facile†conforto di rifugiarmi nella seconda o prima scelta che sia): che non ha mai esaltato un uomo per poi rinnegarlo il giorno dopo per poi risaltarlo di nuovo (tutto grazie alla magia dei 3 punti); che aspetta l’arrivo per esprimere un giudizio definitivo, conscio che la corsa in sé ha poco senso se poi il cavallo in testa cade sul rettilineo finale; ecco, io che sono tutte queste cose, gli risposi che mi aspettavo SOLO una salvezza dignitosa; niente di più. L’amico in questione mi disse che a lui piaceva sognare, pensare ad un Pisa che di rincorsa avrebbe potuto giocarsi la serie A. Io invece, non sogno più;i miei sogni, l’ho scritto tante volte, morirono nel giugno 94, a Salerno; da lì in poi, come non critico più nessuno a prescindere ed in virtù di poco condivisibili interessi e amicizie personali, meno che mai mi spello le mani per chi svolge la propria professione nel miglior dei casi impeccabilmente (io come voi credo di non essere mai stato applaudito quando, quotidianamente, svolgo la mia professione mettendoci tutto l’impegno di cui sono capace) o per dirigenti che venendo a Pisa di certo non lo fanno per farci un favore. Mai. Sta di fatto che non solo la salvezza dignitosa non è stata raggiunta, ma si rischia, e seriamente, di retrocedere. I motivi sono i più disparati… li elencheremo tutti, uno a uno, per quello che potrà valere la nostra analisi ovviamente, in un prossimo futuro, a tempo debito. Ciò che è balzato però all’occhio, soprattutto nella scellerata partita di venerdì sera, è stato un pesante senso di impotenza nel non aver saputo sopperire con l’impegno (che indubbiamente dalla partenza di Ventura si è visto) di chi probabilmente ha contribuito all’avvicendamento tecnico, al momento di difficoltà tecnica ed atletica e forse anche emotiva che la squadra ha attraversato nel secondo tempo. Comunque sia, siamo lì. Sul ciglio del baratro, barcollanti. Fummo facili profeti all’indomani della partita con l’Ancona e di alcuni discorsi “balordi†e inopportuni in una stagione come questa. Angelus Novus..lasciamo dietro solo rovine. Non ce ne prendiamo alcun merito, preferivamo sbagliarci e di grosso. Però rimangono ancor due giornate. Che potranno essere durissime, meno dure di quello che ci aspettiamo o addirittura esaltanti; il tutto dipende da una miriade di fattori, a noi imperscrutabili. Il calcio a noi pisani ha regalato alcune gioie e tante amarezze: qualche promozione e tante delusioni; il pallone non è una scienza esatta.. è solo pallone; si patisce, si gioisce, si impreca, ma alla fine, qualsiasi sia il risultato finale, la nostra vita non sarà cambiata di una virgola. Qualche ricordo, bello o cattivo, quello sì, ce lo porteremo dentro; è innegabile. Perché dico questo.. Innanzitutto perché anche se sfavoriti, a Rimini possiamo giocarci la nostra partita; sempre che lor signori ci ritengano degni di meritarci almeno un po’ di rispetto per quanto ci han fatto e ci fanno soffrire quest’anno; poi perché il Brescia, ottima squadra per carità , ha dimostrato che può essere battuta da chiunque e quindi se è vero che possiamo perderla la si può anche vincere; inoltre, con 4 punti potremmo anche salvarci direttamente, cosa che al momento sembra una chimera. Ricordiamo però che la salvezza del Modena e dell’Ascoli parevano qualche tempo fa ben altro…. Ed infine perché, anche se retrocediamo..anche se falliamo.. anche se si dovrà ripartire dai campetti in terra battuta, ci sarà qualcuno che non è mai fallito, che non ne ha mai fatto un dramma, che da quell’esperienza, come dicemmo altrove, ne è uscito fortificato. Quel qualcuno che è sempre sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori e che con società modeste o vincenti, con squadre rabberciate o importanti, in serie A come in Promozione ha sempre e comunque fatto parlare di sé. Se vi è rimasto un briciolo di dignità ; se avete ancora una kilocaloria nei vostri muscoli; se vorrete ancora alzare lo sguardo verso il settore che anche per i prossimi due Sabato sarà come al solito presente a farsi prendere per il culo prima da voi eppoi dagli avversari; beh..signor(in)i giocatori. Fatelo per LUI. Per il popolo PISANO. A.C. |
| Ultimo aggiornamento ( Giovedì 21 Maggio 2009 16:27 ) |
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da Orbene a ... Mai ...
Io lo compresi il 1 settembre 1982 a violamerda in notturna ...
nè giocatori ... nè allenatori ... nè presidenti ...
solo 3 cose ...
la maglia ...
i colori ...
la bandiera ...
BUZZ KULICK
Sez "Quello che loro non capiscono, invece, è il grande paradosso della vita nelle categorie inferiori. Nel mentre che preghiamo di salire più in alto, siamo consapevoli che il calcio minore è più divertente." Huw Richards in "Il mio anno preferito" Nick Hornby
e a pensare alla prossima partita ,alla prossima sofferenza ,alla prossima vittoria (singh!) in ogni caso quello che resta è PISA e i suoi PISANI ULTRA DIMIDIUM
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