|
|
| Il Punto: La voce del padrone |
|
|
|
| Scritto da Andrea Carmignani |
| Mercoledì 21 Ottobre 2009 22:08 |
|
Come onda lunga e violenta di uno “tsunami” di oceanica proporzione, il Pisa 1909 (che bello..comincio ad abituarmi..) ha dato una prima spallata al campionato, travolgendo tutto e tutti. O quasi. Per una squadra che a questo punto avrebbe dovuto trovarsi a rincorrere le corazzate Carpi Chioggia e Fossombrone (che con tutto il rispetto evocano più sagre paesane anziché timore reverenziale)per poi spiccare il volo, forse, nel girone di ritorno e che invece guarda tutti dall’alto in basso, è già un piccolo grande successo che molti han sottovalutato.
Come per l’onda distruttrice però, è inevitabile la fase di reflusso, di risacca, di assestamento, da cui, prima o dopo, ripartirà forse più violenta di prima. In questo senso va interpretato il pareggio di Rovigo, quello degli zero goal segnati (ma anche zero goal subiti) che ha fatto storcere un po’ la bocca ai buongustai, quelli oramai abituati alle goleade di irrisoria facilità e avversari umiliati che implorano l’arbitro di non concedere minuti di recupero avitando il prolungarsi di inutili agonie. Il Pisa ha rallentato, ma non si è fermato; anzi, a ben vedere ha allungato in classifica portando via un punto al cospetto di una squadra parsa ben organizzata, motivata, tecnicamente superiore alle altre sinora affrontate; il tutto mentre avevi alcune pedine fondamentali fuori o non al 100% e altre in un momento di logico calo di prestazione. Son segnali importanti questi. Ora inizia un ciclo importante..partite ravvicinate che se da una parte potrebbero rivelarsi insidiose, dall’altra possono davvero rappresentare la mazzata definitiva a questo strano campionato dilettantesco; in pratica, si deciderà come e quando vinceremo il campionato.. se potremo già a Natale come dice il buon vecchio Buzz brindare al nuovo anno e al Pisa nei prof o se invece dovremo attendere ancora con (relativa) apprensione. Spetterà solo a noi, sia chiaro. Parallelamente al calcio giocato, o forse da questo direttamente provocato, altri piccoli tsunami sembrano pervadere la “tranquilla” baia nerazzurra. Le pepate battute “polemiche” a distanza tra tecnico e d.s. riguardo alla completezza della rosa vanno e vengono, ciclicamente, con cadenza ormai settimanale. Nel vuoto “ideologico” lasciato da un campionato del quale si fa fatica a trovare traccia anche sulla onnisciente rete, anche queste insignificanti diatribe accendono l’animo del tifoso, il quale, già si schiera da una parte e dall’altra. Poco male..nel senso che di male c’è davvero poco in questo. Ma il vero tsunami, e non poteva essere diversamente, è Piero Camilli. Il personaggio lo conosciamo tutti; personalmente, da tifoso avversario, non mi era mai piaciuto; non mi piacevano i suoi modi di fare.. di lisciarci il pelo eppoi approfittare delle nostre discese maremmane per rincarare il biglietto… di fomentare una certa animosità agonistica che guarda caso portava sempre a derbies con espulsi dall’una e dall’altra parte, di raccattapalle che si fingevano morti sul colpo per un raudo esploso a 10 metri di distanza, di massaggiatori improvvisati a combattenti di calcio fiorentino che si permettono impunemente di prendere a pedate giocatori avversari. Molte volte, caro Piero Camilli ti ho maledetto.. mi capirai; del resto, tu vivi di queste cose. Forse era solo perché, inconsciamente desideravo avere un presidente come te; competente, passionale, AUTORITARIO, che unisse i propri interessi a quelli della nostra squadra, una simbiosi che se funzionante ci garantisse un futuro roseo per entrambi; ed invece mi ritrovavo con mezze calzette i cui unici interessi erano cercare di sbarcare il lunario speculando sulla nostra passione. Come lo tsunami, Piero Camilli intervenne la prima volta all’indomani di Pistoia; me lo ricordo bene quella sera..domande da parte degli amici di Puntoradio che cadevano nel vuoto tanta era la voglia da parte del socio di minoranza di sfogare tutto il proprio rammarico non tanto per il risultato deludente quanto per l’immobilismo di mercato in cui era caduto in quei giorni l’entourage nerazzurro. Non risparmiò niente a nessuno..tecnico, squadra, soci. Un ideale “gli è tutto sbagliato gli è tutto da rifare” di bartaliana memoria. Poi la calma..la lunga risacca,la tranquillità . Per settimane di Piero Camilli si son perse le tracce, se non per la sua breve quanto fondamentale apparizione per il CDA di fine settembre. Fino a questa settimana, quando improvvisamente giornali, radio, televisioni ci hanno regalato il Camilli pensiero in tutte le salse. Del resto, il personaggio merita e ben si presta ad assalti mediatici, al quale si concede con la consueta esplosività . Io lo ascolto sempre volentieri; aldilà di ciò che dice, è il COME dice che rappresenta il vero termometro della situazione; capisci subito quando è incazzato o solo scocciato, magari di esser stato disturbato; quando invece ha voglia di parlare e non solo di calcio giocato: di quando ha già preso le sue decisioni e posizioni , spesso incontrovertibili e irremovibili, salvo poi ributtare tutto all’aria. E’ un vero spasso, così come era una tortura fino allo scorso anno, sentirlo parlare… quel “cinghialismo becero” (ti ricordi Paolo?..) che ci faceva venire le bolle adesso è musica per le nostre orecchie; almeno per le mie. Comunque sia, il Camilli ha parlato chiaro: la squadra è questa, per ora non si tocca, se il tecnico si lamenta non gliene frega niente: faccia giocare chi ha, poi si vedrà . Sia per il suo futuro che per la squadra. Ma tornando a quanto dicevo prima, è il COME abbia fatto certe affermazioni; perché mi sembra di aver colto nel suo tono un grande entusiasmo nell’aver affrontato questa nuova avventura. Dice: “ embè.. che pensi che Camilli faccia le cose così tanto per fa?? Ovvio che da noi c’è venuto a ragion veduta!”. Sì..lo so. Però fa sempre piacere sentire modi e toni e entusiasmi dimenticati da almeno 15 anni. Il bello poi è che alcuni conduttori e giornalisti si sforzano di dare consigli..di ragguagliarlo sugli aspetti positivi e negativi, di informarlo sulle esigenze e aspettative di una piazza che lui ha già dimostrato di conoscere bene, forse meglio di chi ci è cresciuto, di fare di tutto per cercare di diventare l’unico vero consigliere del nostro novello “comandante”.. come se non sapessero che di tutto ha bisogno Camilli fuorché di gente che gli dica cosa fare e come farlo. Harry Truman disse una volta, parlando di Bernard Baruch, un politologo molto in voga in quegli anni: “ Mr Baruch si definisce il consigliere del Presidente..non sa che ogni presidente ha più consiglieri di quanti ne userà mai?” Fu vero per Truman e lo fu anche per Kennedy. A maggior ragione lo è anche per Piero Camilli. A.C. |
| Ultimo aggiornamento ( Giovedì 22 Ottobre 2009 21:53 ) |
Lascia un commento
il cinghialismo ...
come no !!!