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| Il punto: D-Day |
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| Scritto da Andrea Carmignani | |
| Mercoledì 11 Marzo 2009 16:08 | |
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“Coi soldi si può comprare le armi e attrezzare gli eserciti. Ma tutti i soldi del mondo non sono sufficienti a costringere un eroe a tenersi lontano dalle linee nemiche” Reduce della Campagna di Normandia La vittoria di sabato - nettissima nel gioco ancor prima che nel risultato contro coloro che per anni furono le nostre bestie nere ha sicuramente rasserenato gli animi in casa Pisa; gli echi di voci, vocicchie, illazioni, tensioni che da sempre caratterizzano le stagioni calcistiche nerazzurre erano udibili persino a migliaia di chilometri di distanza. Tant’è. Non ci possiamo fare niente.. Così è sempre stato e sempre sarà . Dispiace solo che nel bene o nel male si debba sempre convivere con atmosfere che sdegnerebbero anche il più umile dei francescani. Intanto, prendiamoci questi tre punti, fondamentali per la classifica e per il morale, e guardiamo avanti. Chi vi scrive la scorsa settimana era assente. Assente dall’Italia, lontano dalle vicende pallonare nostrane. A Cornelles, in Alta Normandia, a malapena arriva il segnale di RAI 1, mentre la rete wireless, caso unico di tutta Sono contento di non esserci stato; sono felice di essermi dedicato ad altro, di essermi disintossicato, almeno momentaneamente, da una “droga” che talvolta ti fa perdere il buonsenso e smarrire la ragione; di aver visto e frequentato luoghi che ti riportano ai veri drammi della vita, alle tragedie reali. Eppure, anche quassù, il Pisa è sempre presente, seppur solo in immagine oleografiche nella tua mente. Ci pensavo martedì scorso..appena uscito dal museo dello sbarco di Arromanches.. Tutti noi siamo abituati a pensare al 6 giugno 1944 come al massacro di Omaha Beach e alle migliaia di croci bianche disseminate nel Cimitero di Saint Laurent che commemorano i giovani caduti. Ma ignoriamo che dopo il 6 giugno c’è stato un 7 giugno..un 8 giugno..un 9 Giugno.. fino all’aprile del 1945. Tutti i porti principali di Francia, Le Havre compreso, furono difesi e rinforzati dai tedeschi proprio per evitare che gli alleati ne entrassero in possesso e allora, su idea di W. Churchill si pensò di creare, per la prima volta nella storia, un gigantesco porto mobile che consentisse lo sbarco dei mezzi pesanti, di armi e di munizioni per la campagna che avrebbe posto fine alla guerra. Fu scelta la spiaggia di Arromanches. Suddivisa in zone dai nomi codificati, il piano prevedeva bombardamenti pesanti le ore precedenti lo sbarco per fiaccare le difese tedesche, liberare le spiagge da parte delle truppe alleate, installare giganteschi pontili prefabbricati in acciaio e calcestruzzo trainati direttamente dalle coste inglesi da potenti rimorchiatori e successivamente, nei giorni seguenti al 6 giugno, consentire il transito di carri armati e artiglieria pesante. Piano ambizioso..quasi folle..Non tutto andò bene. Omaha Beach non fu bombardata efficacemente e le truppe americane furono mandate al macello. In quella zona la formazione della testa di ponte fu rallentata. E nei giorni susseguenti una forte tempesta causò danni notevoli alla struttura appena approntata. Ma si andò avanti lo stesso, fra errori grossolani di valutazione e imprevisti che in quanto tali non potevano essere preventivati. Che c’entra Una società che pianifica a Giugno una entrata in scena..che viene ritardata da fattori ambientali (leggasi il tira molla Covarelli Bulgarella) e che gli costa tempo e denaro prezioso; giocatori che se ne vanno a parametro zero, impossibilità di riscattare alcuni pezzi importanti. Che finalmente entra ma che non ha tempo di agire, che è costretta ad arrangiarsi per allestire una squadra almeno dignitosa affidandosi alle briciole di mercato. Che riesce comunque a partire lasciandosi però dietro delle pesanti perdite. Che piano piano cerca di gettare le basi per un insediamento sicuro ma che le intemperie rischiano di minarne le fondamenta. Che commette qua e là errori di valutazione tali da compromettere il successo finale. Di analogie, se ne trovano a bizzeffe. E non è nostra intenzione accampare scuse per nessuno, meno che mai per una dirigenza che ha consapevolmente rilevato una società di calcio sapendo quanto questo ambiente sia attaccato alla squadra e pretenda dai colori nerazzurri e di chi li rappresenta e che si è affidata a professionisti di navigata esperienza. Vogliamo solo una cosa: che il Pisa viva e sopravviva. Sul campo e fuori. La battaglia di Normandia costò, dall’una e dall’altra parte, migliaia di vittime. Pur costellata di alcuni gravi errori è però ancora ricordata come l’inizio della liberazione. Le vite bruciate sono state l’alto prezzo immolato alla libertà ; cinicamente parlando ci verrebbe da dire che tutto ha un prezzo..e lo si può tollerare e sopportare se armato delle migliori intenzioni. E soprattutto se il fine avrà giustificato il mezzo. Lo sappiamo bene..è solo calcio..è solo passione.. non sono certo le vite spezzate di giovani virgulti ad essere in gioco. Ma il senso è sempre lo stesso… Se è convinto vada avanti presidente Pomponi e non si lasci abbattere dalle avversità momentanee o dalle (presunte) malelingue. Tenga sempre presente che lei sarà valutato per quello che avrà fatto e non per quello che oggi si dice possa fare o non fare; si rammenti sempre che il popolo sta coi vincitori, qualsiasi sia stato il prezzo del successo. E già che c’è, si faccia un bel viaggio in Normandia. Anzi, facciamocelo tutti… A.C. |
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