Capitolo II: Il vate® PDF Stampa E-mail
Scritto da Prof. Devoto Oli   
Mercoledì 14 Gennaio 2009 09:47
Capitolo II – Il vate®

Appoggiati alla spalletta del Fosso Reale i tre amici si godevano il cinque e cinque ricordando le cause della preferenza di Bodibirdin per la torta diaccia e unta, cause dallo stesso ampiamente negate, ma si sa a volte gli amici sanno più cose della tua vita privata di quante tu possa sapere o voglia ricordare.

In pratica si narra che Nello Olindo Taccetti, padre di Bodibirdin, ansioso di introdurre il bimbo di appena quattro anni ai piaceri della bontà della tavola labbrona, avesse passato al proprio piccolo, appena un metro e cinquanta per novantacinque chili, uno sfilatino di pane ben colmo di cecina appena sfornata e ben più calda dell’acciaio fuso presente nell’alto forno di Piombino. Il fato volle che il piccolo, forse per l’ansia di volersi sentire pienamente labbrone e far fare bella figura al padre o forse per la fame atavica che contraddistingueva la famiglia Taccetti, si producesse nel record mondiale di apertura della bocca addentando con avidità il panino. Gesto atletico che produsse al povero quattrenne le più orrende ustioni al palato, alla lingua, al cavo orale e giù giù fino allo stomaco passando per esofago trachea e via dicendo. Risultato, quattro mesi di ricovero al Centro Grandi Ustionati di Pisa, tra la vita e la morte.

Improvvisamente, mescolata ad un rutto di rigurgito che l’azione corrosiva della birra aveva scatenato nelle estreme viscere gastriche, Leo Pardi esclamava :

LP: “Quanto sei bellllo Luca col faccione amaranto baciato dalla luce del tramonto che riveeeerbera sull’acqua argentata del fooosso ! Dé ! Mi hai dato l’ispirazione per una poesia dal titolo Ode a Luca.

B : "Dè Leo occosè un 'oh dè'?"

LP: " Dè Bodi, sei geniaaale come Yaaaaris, la tu figliola ! Dè, i geni un sono mia uno scherzo ! Hai ragione, si deve di’ 'Oh dè'. L'Oh dè è il canto specifio del popolo labbrone in onore dei suoi grandi figli, in questo caso di Luca.

LR: Boia dè un state a perde' tempo, Leo mi fai senti’  questa 'Oh dè'?

Sentito il desiderio di Luca, Leo si metteva in piedi e alzando la bottiglia di birra stretta nella mano destra a mo' di gesto artistico profondo così cominciava :

 “Oh dè a Luca

T'amo pio bove;

e mite un sentimento

di vigore e di pace

al cor m'infondi,

mi prude il buo del culo. “

 

Mentre il velo di commozione per la bellezza dei versi del poeta per l’amato Luca si stendeva fino a coprire i fossi e tutti i loro abitanti, tarponi compresi, Bodibirdin si girava per nascondere le lacrime che sgorgavano copiose sulle sue guance a causa del muro di cemento che la miscela torta di ceci diaccia come il marmo e sfilatino biascicato avevano prodotto in quell’esofago ormai lesionato fin dalla più tenera età.

Luca Rally : "Leo mi incaaanti, ma come ti veeengono !!! Sei un graaande, i tuoi versi mi onorano e sono troppo per me, non mi merito tanto. Dè, ti fa na sega Dante Alighieri"

 

L P : "E' la tua grandezza che mi fa sgorgare le parole come l'acqua dell’Ipercoppe delle Fonti del Corallllo !"

L R : "Recitami, quellll’altra poesia che mi piace tanto"

L P : " Quale ?"

L R : "Quellllla di quella vooolta che giocavamo ad Ascoli e ci fu la graaande partecipazione di tutti i labbroni alle vicende della partita"

L P : " Dici 'Lo stadio mobile'?

L R : " Si proprio quelllla, bravo"

Alzando tutte e due le braccia, la birra nella mano destra e il residuo di cinque e cinque nella sinistra Leo così procedeva a declamare :

"Lo stadio mobile

La nebbia agli irti colli

piovigginando sale

E sotto il maestrale

Rutto e curreggio al bar"

A quel punto, Bodibirdin dopo un grande sussulto si scioglieva in un pianto a singhiozzo che  contraendo lo sterno dava  via  libera alla discesa del pillone nello stomaco e recuperava l'uso della parola, come se fosse tornato per la terza volta in vita grazie all’ennesimo miracolo della Madonna di Montenero :

"Boia dè che giornata, che trasfeeerta, mi riordo quanti eravamo con gli striscioni e le bandiere tutti schierati sulle sedie dei bar davanti a scaaai. Quando ci si move noi non ce n'è per nessuno. Per nessunooooooooo"

LP : "Quellla giornata me la riordo come fosse ora. Dè mi venivano le parole a ruzzoloni, il popolo labbrone mi esaltava e la bretelllla mi reggeva i pantaloni."

LR "Dai, dai Leo faccene senti’ un'altra. Ora che Bodi ha reuperato la parola stasera le racconta ai su bimbi, Yaris e Aygo"

E Leo ricordando quella memorabile giornata della trasferta nel Bar Nuovo Amaranto sciorinava una nuova poesia :

"Passa

Passa il tempo dell’acqua piovana

passa il tempo del sole cocente

passa il caffè nel ponce

passa il tempo

passa la palllla

dè ma voi gioà da soloooo ?

 

A questo punto gli amici di Leo e la folla che nel frattempo si era radunata intorno, scattavano in piedi e dopo aver buttato le bottiglie nel fosso dal quale a mo' di eco rimbalzava netta la frase: Troncalà nel culo ar tegame di tu ma la bottiglia della peroni” scioglievano le mani in un profondo applauso.






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avatar andrea
0
 
 
e sei un mitoooo e c'è poo da di!! ahahhaha oimmena..
avatar manja5
0
 
 
LE POESIE SO QUALCOSA DI INCREDIBILE!!!

SEI UN GRANDE DAVVERO!!!
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